CHE VITA!

CHE VITA!

Teatro Idea

 

Certo, l’ultima causa dell’essere non è la felicità, perocchè niuna cosa è felice.

Giacomo Leopardi

Di felicità non si può parlare secondo Leopardi, ma vi sono degli attimi, dei singoli istanti, che brillano come lucciole nella notte estiva, che ci appagano e ci fanno sorridere.

Sono questi i momenti che abbiamo riportato nello spettacolo, momenti che abbiamo bloccato nell'attimo in cui accadono. Sono piaceri inconfessabili, piccoli dispetti, gioie inattese e fugaci che costellano le nostre esistenze e che abbiamo cercato di raccontarci, prima, e raccontare, poi, nella dimensione performativa.

Sulla scorta di illustri precedenti letterari quali gli scritti di Perec o Calvino fino ai giorni nostri, ci siamo chiesi quali fossero quelle piccole felicità che mettiamo via senza nemmeno pensarci, e forse senza accorgercene. Perché a volte sono sfizi, piccole rivincite, soddisfazioni microscopiche, flash di percezione che ci danno un senso inconscio di sicurezza. Momenti che teniamo per noi senza raccontarli in giro, che tanto agli altri non farebbero lo stesso effetto, e poi sarebbero troppo complicati da far capire.

Durante la fase iniziale di improvvisazione, stimolati da musiche, testi e oggetti quotidiani, gli attori hanno annotato le proprie sensazioni e ricordi, creando così un archivio di momenti “felici”. Non siamo sul piano della biografia, anche se dal dato autobiografico inevitabilmente si parte, ma piuttosto verso la ricerca di far affiorare quegli attimi che segretamente tutti condividiamo e che assai raramente abbiamo l'occasione di fermare. Questi appunti degli attori sono poi diventati i testi e le immagini di "Che Vita!”

A volte sono solo parole, sensazioni, oggetti che ci fanno dire “però, com’è bello vivere qui!”.